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Il prestigioso 'premio per leccellenza nella ricerca' della Frost e Sullivan è stato consegnato a Toscana Biomarkers (Siena)
Siena, 14 gennaio 2009 (da www.lanazione.ilsole24ore.com/siena)
Questa innovazione destinata a rivoluzionare la diagnostica della sclerosi multipla e quindi a favorirne la cura non è il frutto delle ricerche di un colosso multinazionale delle biotecnologie ma di una minuscola società senese nata due anni fa, la Toscana Biomarkers, che ha sede in via Fiorentina 1. Il risultato testimonia l'eccellenza della nostra ricerca scientifica a livello planetario. E il successo della Biomarkers è stato certificato da un prestigioso riconoscimento internazionale, il 'premio per l'eccellenza nella ricerca' della 'Frost e Sullivan', una delle più importanti società di analisi di mercato al mondo. A questo importante traguardo è arrivato un pugno di giovani ricercatori affiatati diventati amici per la pelle che hanno messo in piedi una piccola società che ha grandi ambizioni. I fondatori sono quattro docenti dell'Università di Firenze, Paolo Rovero (chimica farmaceutica), Anna Maria Papini (chimica organica), Mario Chelli (chimica organica), Francesco Lolli (neurologia) e un docente all'Università di Pisa, Paola Migliorini (clinica reumatologica).
La biomarkers prima ha scoperto una molecola grazie alla quale con l'analisi del sangue si possono individuare gli anticorpi che dicono come sta il paziente, non solo per quanto riguarda la sclerosi multipla, ma anche per un'altra insidiosa e invalidante malattia, l'artrite reumatoide. Il passo successivo è stato quello di mettere a punto un "kit" formato da una serie di sostanze chimiche e da un'apparecchiatura che permettono, attraverso l'analisi del sangue, di 'fotografare' l'andamento della malattia e di capire quali effetti producono i farmaci. L'intento, spiega Paolo Rovero, "è di arrivare a mettere in commercio entro un anno il kit che permetterà di fare l'esame in questione con una spesa contenuta entro i 100 euro". Ma l'obiettivo finale è quello di arrivare a produrre una mini-apparecchiatura, paragonabile a quella 'tascabile' che hanno i diabetici per misurare costantemente il tasso di zuccherinel sangue, che potrà entrare non solo negli ospedali ma anche in tutti gli ambulatori specialistici e persino in quelli dei medici di base.
Come tutti i 'neonati', la Biomarkers è piccola ma intende crescere, e in fretta. La società è proiettata verso la ricerca nel settore delle cirrosi, della celiachia, della malattie cardiovascolari e dei tumori. Si ricercano tecniche diagnostiche fondate sui biomarcatori che si trovano nel sangue, cioè sui "rivelatori" dello stato della malattia.In una fase storica in cui il settore delle biotecnologie a Siena registra la dolorosa perdita della Bayer, che chiuderà la sua produzione in giugno, la Biomarkers lancia un segnale positivo. "Nei nostri piani - spiega Rovero - c'è l'apertura di laboratori e di un vero e proprio stabilimento nel polo di Rosia". Se sono rose fioriranno. Per ora c'è da registrare l'attivismo di questa giovane società nata nel marzo del 2007 che ruota attorno a un gruppo di professori universitari che lavorano insieme da venti anni e che è diventato un grintoso e promettente team all'insegna del 'piccolo è bello'. I cinque fondatori si avvalgono della collaborazione di altrettanti ricercatori e di tre o quattro fra stagisti e borsisti. Ad oggi la Biomarkers è tenuta nell''incubatrice' da Toscana Life Sciences, una fondazione composta da Regione ed altri enti locali e dalla Fondazione Mps che ha lo scopo di favorire i primi passi delle neonate società con supporti logistici ed economici. Questo periodo di avviamento durante il quale la società viene accompagnata dalla mano pubblica finirà nel 2012. Poi la Biomarkers dovrà camminare con le proprie gambe.
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